La rilevanza costituzionale del lavoro

Blog sul Lavoro - 12 novembre 2013

La rilevanza costituzionale del lavoro è garantita da due articoli fondamentali, l’articolo 1 e l’articolo 4, che cito integralmente:

Art. 1
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Il lavoro è dunque uno dei principi cardine attorno al quale si articola la nostra costituzione. A queste due norme può essere accostato il comma I dell’art.3 che sancisce la “pari dignità sociale sociale dei cittadini”:

Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

In questo senso, il diritto al lavoro riconosciuto a tutti i cittadini contribuisce alla realizzazione della pari dignità sociale nominata dall’art.3. In tal modo il diritto al lavoro ha come suo correlato il riconoscimento dell’uguaglianza giuridica ed il contrasto ai privilegi, siano essi scaturiti “da differenze di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
Come implicito nella stessa formulazione dell’articolo 4 il diritto al lavoro non è un diritto soggettivo pieno, esso quindi non è utilizzabile dal singolo cittadino per ottenere un posto di lavoro. Si tratta del “riconoscimento” di un diritto e dell’assunzione, da parte della Repubblica, dell’obbligo a “promuovere le condizioni che rendano effettivo questo diritto”.
L’obiettivo dell’eliminazione della disoccupazione che discende da questi articoli e che la Repubblica deve perseguire, come è evidente, non è ancora raggiunto. Nell’ottica del dettato costituzionale tale permanenza della disoccupazione non può che essere intesa come una fase transitoria, un periodo di passaggio in attesa della piena occupazione dei cittadini.
Tuttavia, è chiaro che il legislatore avesse ben presente che tale diritto avrebbe richiesto del tempo per essere attuato. Ciò è implicito già nell’articolo 4 ma viene ulteriormente chiarito dall’articolo 38 della Costituzione. Esso stabilisce che in caso di disoccupazione temporanea i cittadini abbiano comunque diritto ai “mezzi adeguati alle loro esigenze di vita”. Citiamo integralmente anche questo articolo:

Art. 38.
Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.
I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.
Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale.
Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.
L’assistenza privata è libera.

L’articolo 4 precedentemente citato sancisce anche il dovere del lavoro. Ossia il “il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Tale dovere chiama direttamente in causa ogni singolo cittadino. Concorrere al progresso materiale o spirituale della società è un dovere che rientra tra i “doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” richiesti, con l’articolo 2 della Costituzione, dalla Repubblica a tutti i cittadini.

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