Studiare le lingue per trovare lavoro

Blog sul Lavoro - 22 novembre 2013

Per aziende e stati la crisi europea ha determinato un aggravemento decisivo nelle condizioni di accesso al credito. Il calo degli investimenti e della produzione non è certo avvantaggiato dalle spinte deflazionistiche della Bce (e della banca tedesca in particolare), e questo non può che coinvolgere l’intera struttura economico-sociale dei paesi membri. Ma la stretta creditizia con quel che comporta in termini produttivi interessa ancora più decisamente il dato occupazionale, ‘esportando’ la crisi dalle aziende verso le persone, in un ciclo che ovviamente si autoalimenta.

Ne parlano ormai giornali e telegiornale: il dato allarmante di questo 2013 è la disoccupazione giovanile in costante aumento. Con settembre 2013 si sono toccati i record storici: il 39% dei giovani under 24 non ha un’occupazione, né fissa né in regime atipico o part-time.

Parliamo di cifre esorbitanti, facendo un breve calcolo possiamo dire con certezza che più di un giovane italiano su tre non lavora; cifre non eccessivamente distanti da quelle spagnole o greche in cui si toccano punte del 50%.

Sicuramente le cause vanno ricercate in un sistema produttivo che soffre i sintomi di una crisi globale ed in un sistema burocratico troppo rigido che penalizza le nuove assunzioni.

Ma uno degli assi nella manica per i neo-diplomati o neo-laureati è sicuramente la conoscenza perfetta di una o più lingue straniere. Lo conferma anche una recente indagine dell’UE, secondo cui chi non è poliglotta rischia di essere tagliato fuori dal mondo del lavoro.

Dopo l’informatica le lingue rimangono uno dei viatici migliori per aprirsi strada nel mondo della selezione del personale e moltiplicare le possibilità di lavoro a propria disposizione: l’inglese in primo luogo, come è ovvio, ma anche il tedesco o persino il francese. Per non parlare dei pochi fortunati che hanno avuto modo di apprendere lunguaggi decisamente più esotici, come il cinese, il russo o il giapponese.

Le conoscenze linguistiche non sono solo prerogativa di professioni che riguardano la mediazione linguistica e culturale, ma diventano un asso nella manica anche per professioni distanti dal settore specifico in questione.

Inoltre la professione di interprete fornisce numerose possibilità lavorative, anche al di fuori dei confini locali. Essa può essere applicata a diversi ambiti, da quello sanitario e medico a quello giuridico ed assistenziale.

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